giovedì 5 dicembre 2013

E' scoccata ....l'ora del paTE'

C’era una volta, anzi c’è ancora, l’MTChallenge, un gioco tra blogger di cucina dove tutti possono partecipare e devono rivisitare un piatto proposto dal vincitore del mese precedente, seguendo alcune regole. Chi ha già frequentato questo blogghino sa di cosa sto parlando, visto che ho partecipato per tante edizioni.
Inizialmente era, per così dire, una “costola” di Menù Turistico, blog di cucina delle bravissime Alessandra Gennaro e Daniela Ferri.
La cosa sconvolgente è che, nel tempo, i partecipanti al gioco, dove peraltro non si vince niente, sono cresciuti a dismisura, tanto che ogni mese si raggiungono anche più di 200 ricette, proposte da circa 150 blog. Ultimamente, è nato anche un blog dedicato: mtchallenge. Ancora più sconvolgente, per me, è la community che ne è nata intorno, dove le amicizie virtuali non si contano e spesso ne sono nate amicizie vere, non di convenienza, ma sentite e profonde.
Ebbene, qual è l’ultimo parto della mente vulcanica di Alessandra?? Un libro, sì avete capito bene, anzi più libri, una collana. Il primo “nato” è questo: L’ora del patè dove sono state, raccolte e selezionate circa 80 ricette, tra patè e pane di accompagnamento!





L informazioni sul libro sono le seguenti
titolo: L'ORA DEL paTE'
pagine: 144
costo: 18,00 euro
casa editrice :SAGEP EDITORI- Genova www.sagep.it
illustrazioni di Roberta Sapino (Le Chat Egoiste- lechategoiste.blogspot.it)
fotografie di Sabrina de Polo
41 ricette di paté, 8 di burri composti, 33 fra pani e crackers, grissni,muffins, scones chips e tutto quanto fa 17esima sfida dell'mtc
si tratta ovviamente di una collana e questo è il primo libro.




Con questo libro, la community dell'MTChallenge sostiene il progetto “cuore di bimbi”,della Fondazione“aiutare i bambini”: nata nel 2000, per iniziativa dell'ingegner Goffredo Modena, la fondazione si propone di  dare un aiuto ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, che hanno subito violenze fisiche o morali e garantire loro l'opportunità e la speranza di una vita degna di una persona, nel mondo e in Italia. Sono 71 i Paesi del Mondo in cui  la Fondazione interviene, realizzando progetti mirati, concreti, nati per rispondere a emergenze reali e portati avanti con abnegazione, serietà e competenza. Fra questi, appunto, c'è “cuore di bimbi”, attivo dal 2005 in 10 Paesi, che ha permesso ad oggi di salvare la vita a 857 bambini altrimenti condannati da gravi cardiopatie congenite, con esiti spesso letali.
La Fondazione opera nella più assoluta trasparenza, nella convinzione che sia doveroso certificare  ogni voce con la massima chiarezza, in un dialogo continuo che unisce chi è desideroso di fare del bene con chi ha la possibilità di farlo in modo concreto, rispettoso e consapevole di muovere nella stessa direzione: quella dell'aiuto alle tante vittime di questo mondo, rese ancora più indifese dall'essere bambini.
Da oggi, anche noi remiamo con Goffredo, con Sara e con gli oltre mille volontari sparsi sul territorio italiano - e lo facciamo con questo libro che è il primo tassello di quella che ci auguriamo possa essere una collaborazione duratura e proficua
I LINK SONO:

giovedì 23 maggio 2013

Tiella solidale e assolutamente finta!!!






Mi han già chiesto se è un mappazzone, partiamo bene! No, non lo è ... E' buona, se vi piacciono le erbe aromatiche. A me piacciono, a gattone no! E quindi non l'ha mangiata... Sgrunt! Del resto l'obiettivo non è, questa volta, quello di proporre una cosa specialissima, ma quello di partecipare e di dire la mia!
Mia, ma mia davvero, perché su questo blog ci sono solo io! 
Nella vita vera, bisogna dire la verità, sono un po' polemica, anche se con il passare degli anni ho molto smussato gli angoli, lasciando posto a un più sano "vivi e lascia vivere"... Nella blog sfera invece sono molto più easy, perché girovagare nei blog e su Facebook e' un passatempo, che attiene alla sfera "divertimento" e tale deve rimanere! Però quando vedo polemiche inutili allora, allora, mi arrabbio, soprattutto se è una cosa che trascende le normali e serene critiche! Perché, ci mancherebbe, le critiche costruttive sono sempre ben accette! Ma non è questo il caso ...
Questo e il caso, secondo alcuni, di un piatto della tradizione svilito da un gruppo di blogger "folli", che in nome di un gioco, distruggono tradizioni millenarie! Da qui una "traggedia" dalla quale non sembra che si possa uscire ...
L'intenzione e i fatti però non sono questi! Il gioco in questione e' l'mtchallenge, al quale partecipo tutti i mesi con piacere. Non si vince nulla, ma si sperimenta, si impara, ci si mette in gioco. Si accostano  ingredienti e/o si cucina usando procedimenti che da soli, forse, non si proverebbero mai, almeno e' il mio caso! Questo mese la ricetta e' la tiella tradizionale che si fa a casa di Christian ... E il gioco e' rielaborare la ricetta tenendo fissi alcuni punti. Apriti cielo! Si tocca la tradizione salentina! Nooooo, non si tocca, nessuno la vuole toccare! Solo si troveranno su google centinaia di tielle diverse e in ognuno dei post ci sarà scritto che non è che una rielaborazione di quella originale! Nessuno cari signori tocca la tradizione, che sia quella di casa di Christian o di chiunque altro, quella resta e ci mancherebbe altro! Anzi, ci sono circa 200 blogger, molto più seri di me, che conoscono una ricetta tradizionale in più! Tutto ciò premesso, complice il fatto che un mal di schiena paura mi tiene a casa, ho voluto dire la mia, per la rubrica "anche no" oppure "io senza" ... O anche "io sulla lavatrice", che pero' capisce solo l'Elvira!!! Non ho potuto partecipare al gioco vero, perchè la ricetta prevede pesce e in questa casa il pesce non può entrare, altrimenti qualcuno finisce al Creatore! Ho semplicemente fatto un riso con verdure, cotto al forno, che a me e' piaciuto molto!


Riso solidale con verdure 


3 patate piccole
3 zucchine
1 melanzana piccola
1 peperone
200 gr di riso carnaroli
50 gr di pecorino romano grattuggiato
50 gr di parmigiano reggiano
1 cucchiaino e mezzo di sale
Pepe
Timo
Maggiorana
Salvia
Rosmarino
600 cc di brodo vegetale
2 bustine di zafferano 

Pulire e lavare le verdure e tagliarle a pezzettini piccoli.  Ungere con olio evo una teglia, mettere il riso in modo da formare uno strato sottile. Coprire con le verdure mischiate insieme; cospargere di parmigiano e pecorino e bagnare con 600 cc di brodo vegetale caldo nel Quale  avrete sciolto lo zafferano. Informare a 160 gradi per un'ora e mezza o fino a che non e' tutto ben cotto. Se necessario aggiungere brodo. Sfornare e servire tiepido.


Con questa ricetta NON partecipo all'MTChallenge di Maggio, anzi partecipo negli anche no!




domenica 19 maggio 2013

Tante novità e un'apple-pie con i mirtilli





Nuntio vobis…. Ce l’ho fatta, ho finito i lavori! Posseggo bagno nuovo nuovo, casa imbiancata di fresco balconcini idem e, ultimo, anche garage e serranda del garage. Tutto in una settimana, di fuoco naturalmente! Non so perché, aver la casa sottosopra e non avere un bagno in casa mi ha agitato moltissimo, prima e durante. Per fortuna che la mia vicina di casa è, diciamo, mooolto disponibile! Gattone è stato spedito armi e bagagli da un’amica, gattina e io siamo rimaste blindate in camera per una settimana, lei dentro al comodino!
Però, però, però, ne è assolutamente valsa la pena! E’ bellissimo, a breve farò un vernissage per gli amici più intimi J
E poi altra notiziona, il mio blogghino ha compiuto un anno! Non avrei mai pensato di resistere così tanto, perché avere un blog porta via molto tempo e io di tempo non ne ho! Pubblico quando posso, cucino quando posso, anche perché gattone è allergico alle novità …
In ogni caso, ringrazio tutti voi, perché passate, lasciate un segno o anche solo leggete silenziosamente! Quella cifra piccolina piccolina che compare in alto a destra, il numero delle visite, mi riempie di orgoglio; mi rendo conto che in confronto a tutti gli altri è piccola piccola, ma non importa perché è mia…. Sono miei, profondamente, miei i post, e le orribili foto. Sono mie le storie, è la mia vita, il mio diario.
Questo blog ha portato anche tante tante nuove amicizie, di quelle vere. Tanti amici, prima conosciuti tramite il blog e poi nella vita vera. Già perché esiste una vita vera, è quella virtuale che è una finta! Beh, se questi sono i risultati di un anno di blog, io son contenta. Altro non mi interessa… Se diventerò più brava a cucinare crescerò in qualità, altrimenti continuerò ad avere un blog un po’scrauso, ma dove c’è tutta me stessa.
E adesso bando alle ciance, che divento prolissa, vi racconto l'esperimento di oggi, che è davvero buono!



Apple pie con mirtilli


per la pasta:
280 gr. di farina
40 gr. di zucchero
140 gr. di burro
acqua fredda qb

per il ripieno:
2 mele renette (circa 350 gr)
250 gr. di mirtilli
la scorza di un limone non trattato
1/2 limone
4 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di farina di mandorle





Impastare farina, zucchero, burro tagliato a pezzettini, con la punta delle dita, aggiungendo l'acqua fredda solo in quantità necessaria a far stare insieme il composto (circa 5 cucchiai). Avvolgerla nella pellicola e mettere in frigo per una mezz'ora. Nel frattempo, lavate i mirtilli sotto l'acqua corrente, sbucciate le mele e tagliatele a pezzettini. Mettere la frutta in una ciotola, con lo zucchero di canna, il succo e la scorza di limone e la farina di mandorle. Passata la mezz'ora tirare fuori dal frigo la pasta e dividerla in due pezzi (circa 1/3 e 2/3). Stendete con il mattarello la parte più grande e foderate uno stampo imburrato e infarinato di circa 24 cm, lasciando sbordare un pochino la pasta (servirà per chiudere la torta). Riempite con il composto di frutta, sgocciolandolo con la schiumarola. Tirate l'altra parte della pasta in un disco di circa 24 cm e ponetelo sulla frutta. Chiudete la torta, sigillando bene i bordi. Spennellate con latte e spolverate con un cucchiaio di zucchero. Con una forbce, fate un taglio in mezzo in modo da permettere al vapore in eccesso di uscire. Infornate a 220° per 10 minuti, poi abbassate a 190° e fate cuocere per circa 30/35 minuti. Fate raffreddare molto bene prima di servirla, spolverandola di zucchero al velo. 



domenica 5 maggio 2013

L'armadio delle caccavelle e gli Ale panini




Qualche tempo fa vi avevo lasciato in sospeso la soluzione del problema della caccavella crescente e che proprio non si può lasciare nel negozio… Beh, sono stata illuminata sulla via di Damasco, quando alcuni mesi fa, mi è capitato in mano un catalogo di quella ditta svedese che vende mobili fai da te: bene, in prima pagina, alla voce offerte speciali campeggiava un armadio cm100x270 a solo, dicesi solo, 79 euro. Come sottrarsi a tale acquisto, così risparmioso peraltro? Non si poteva lasciarlo lì, era la soluzione ideale! Dove metterlo? Per fortuna dispongo di uno splendido terazzino verandato, nel senso che è tutto coperto, dove è sita la ormai famosa, anzi famosissima lavatrice!
Lì esisteva anche un piccolo armadietto, dove c’erano detersivi e attrezzi per la pulizia della casa. Due misure, lo sbaraccamento del vecchio armadietto, la mancia al mio gattone per trasporto e montaggio dell’armadio e via, eravamo già in strada! La mia macchina è piccolina, ma non ci siamo neanche posti il problema. In questo negozio/esposizione di mobili c’è un percorso obbligato, nel senso che, per arrivare al posto dove prelevare armadio, ripiani, viti, maniglie e cerniere, ti devi fare tutto, ma proprio tuuuutto il percorso, compreso spazio cucina, utensili e caccavelle. Inutile dire che, mentre il resto del negozio ce lo siamo fatti praticamente di corsa, qui mi sono fermata!!! Farsi lo spazio cucina con gattone è stato davvero divertente, ma davvero! Io mettevo nel carrello e lui sibilava “ce l’abbiamo già! Non ci serve!” e rimetteva a posto; e io riprendevo e tenevo in mano. Poi si è distratto un attimo e io zac tutto nel carrello. Ma la cosa assolutamente più divertente di tutte è stato vederlo trasportare pezzi di armadio (altezza 2.70mt) su un carrello improbabile, facendo lo slalom tra persone e cose… Aplomb inglese all’esterno, strali lanciati sottovoce al malcapitato che osava mettersi sulla sua strada, finalmente siamo arrivati alla macchina. Qui il dramma: ma-come-diavolo-ci-può-stare-un-armadio-in-questo-macchinino????? E’ stato davvero bravissimo, bisogna dirlo! Incredibile, ma vero, sono riuscita anche a guidare per tornare a casa, certo con un’anta a 20 cm dal posto di guida, ma ce l’ho fatta. Qui il malcapitato ha dovuto trasportarsi l’agognato armadio per 4 piani a piedi, porello! La vera caduta di stile, rispetto a un servizio perfetto e anche divertente, l’ha avuta quando si è messo a montare l’armadio sul mio parquet, senza sotto il cartone…. Vabbè non si può avere tutto, però bisogna dire che lo splendido armadio, con i suoi 7 ripiani, la sera era montato!
Non avete idea di come sia bello aprirlo e trovare tutto all’istante, avendo ancora spazio per qualcosa di nuovo!!!!!!!!

E dopo questo sproloquio vi lascio gli Ale Panini che sono i panini di Alessandra di Menù Turistico, con una piccola modifica, ma anche” eil” (la pronuncia rende l’idea) perché sono fatti con la birra Ale!


Ale Panini

500 g di farina
10 g di sale
1 cucchiaino da caffè di lievito secco (è metà dose, ma di solito io aumento i tempi di lievitazione e uso metà lievito)
30 g di burro morbido
300 ml di birra Ale di buona qualità, (io Ceres)
olio d'oliva per impastare

In una terrina, mettere la farina al centro, da una parte il sale, dall'altra il lievito, aggiungere il burro e 3/4 della birra e iniziate ad impastare con la punta delle dita, partendo dal centro e allargandovi pian piano varso i lati. Aggiungete il resto della birra a poco a poco, sempre continuando ad impastare, fino ad ottenere un composto molto morbido, ma non appiccicoso. Le pareti della terrina devono essere pulite.
Spalmate poco olio sul piano di lavoro e passate a lavorare su quello,impastando per 10 minuti: all'inizio, l'impasto sarà umido, poi diventerà via via elastico e soffice. Per quanto riguarda la quantità della birra, partite subito on i 3/4 della dose indicata. Poi, aggiungetela poco per volta: meglio metterla comunque tutta.
Ungete bene una terrina, metteteci il composto, coprite con un panno e lasciate a lievitare tanto (per intenderci io tre ore, se mettete più lievito meno. Rivestite di carta da forno la leccarda del forno.
Versate l'impasto lievitato sul piano di lavoro, fate le pieghe e lavoratelo ancora, fino a quando torna morbido e soffice. Dividetelo in 14 pezzi, di circa 60 g l'uno e formate altrettanti panini rotondi e disponeteli sulla teglia. Coprite con della pellicola e lasciate lievitare, fino al raddoppio. Accendete il forno a 180 gradi; con le forbici, praticate tre tagli orizzontali, spolverateli di farina e cuocete per 30- 40 minuti, fino a quando i panini saranno dorati e se toccati alla base, rimanderanno un suono cavo.

domenica 28 aprile 2013

Sono una mamma! Ecco!




Sono una mamma e, diciamocelo, sono una mamma speciale.
Innanzitutto perché sono fuori come un balcone, ma questo era già noto ai più.
Poi perché sono speciale, ho un figlio speciale. Un bellissimo “gattone” teenager, bello, ma bello bello, assolutamente impossibile; senza occhi verdi, ma con occhi profondi e bellissimi…
Orgogliosamente mamma, soffertamente mamma, tutti i santi giorni mamma!
Mamma che si prende cura della casa, in modo da cercare di renderlo un posto piacevole e pulito, anche dopo otto ore di lavoro e dieci fuori di casa.
Mamma che si diverte in cucina e che mette amore a palate in ogni piatto che cucina, anche se gattone critica SEMPRE!
Mamma che si arrabbia facile, soprattutto di fronte alle intemperanze “gattonesche”.
Mamma che è permalosa, tanto…
Mamma generosa, che per vedere il viso di gattone aprirsi in un sorriso, non esita a spendere cifre da capogiro; il primo che osa dirmi che spendo tutto per me lo prendo a mazzate…
Mamma insopportabile e inutile, secondo gattone,
mamma ostinatamente mamma, secondo me;
mamma che non molla il suo essere madre, mai neanche un attimo, anche se, a volte vorrei riuscirci.
Mamma che tiene un sacco alla festa della mamma! Oh l’ho detto, ce l’avevo sul piloro! Frega niente del compleanno, dimenticato Natale, ma la festa della mamma, benchè trovata esclusivamente commerciale, è sacra! Non che voglia chissà che, mi basterebbe
un augurio,
un pensiero,
un biglietto,
un ti voglio bene,
qualcosa insomma! Gattone non è tipo da “ti voglio bene”, le cose che si sanno non si dicono, gattone non è tipo da “sbatti” commerciale…Non racconterò la risposta che ho ricevuto quando ho di nuovo e ancora esternato la sacralità di tale festa per me…mi ha talmente ferito che mi scende la lacrimuccia, dirò solo che, tra le altre cose, disse che fino a che non esiste la festa dei gattoni non esisterà neanche quella della mamma! Ho ribattuto che la festa dei gattoni è tutto l’anno, visto che fanno quel diavolo che gli pare tutto l’anno!
Uffa! Uffa! Uffa!
Va beh, gattone non vuole capire… dovrò farmi una ragione… anche di questo! Tri Uffa!
Mi festeggerò da sola, perché io, credeteci o no, sono davvero una mamma speciale!



Oggi vi racconto un paio di idee, peraltro molto poco originali, di riutilizzo di avanzi di dolci. Chiamarle ricette sarebbe un parolone e quindi non lo farò!
Che fare per esempio, con del pan di spagna avanzato da un'altra preparazione, come per esempio questa qui?
Che fare con un po’ di crema chantilly avanzata?
Ecco come ho risolto io!




Merenda sfiziosa


Pan di spagna avanzato (ricetta qui)
Crema chantilly avanzata (ricetta qui)

Ritagliare con un coppa pasta il pan di spagna e spennellare la base con latte, con uno sciroppo al rum o con quello che vi ispira. Non saltate mai questo passaggio, pena un dolce che perde tutta la sua morbidezza e sofficità. Farcitelo con la crema chantilly avanzata, io ho aggiunto alla crema un po’ di gocce di cioccolato, bagnate con lo sciroppo l’altro disco ritagliato e coprite. Ancora un pochino di crema e una spolveratina di cacao!
Mettete in frigo fino al momento di servire.





Bicchierini golosi


Fragole, zucchero,
crema chantilly avanzata (sempre qui la ricetta)

Questa è una merenda o semplice dolcino serale sempre molto gradito, soprattutto in questo periodo primaverile. Allegro e colorato. Aggiungerei solo qualche fogliolina di menta, qua e là…
Direi che la preparazione è abbastanza intuitiva… J


martedì 16 aprile 2013

L’irresistibile richiamo della caccavella e un dolcino leggero!



Alzi la mano chi ha posto in casa per tutte le caccavelle, alias stampi stampini et similia!
Preciso, perché ai tempi in cui ho cominciato a navigare per blog di cucina mi sono interrogata a lungo sul significato della parola caccavella, trovando risposta ai miei quesiti molto molto dopo! Però ormai faccio parte del giro e quindi mi adeguo, anche se l’etimologia della parola resta ancora oscura…
Dicevo, ho una casa piuttosto grande, considerando che siamo in due, io e il … “gatto”. Sì avete capito bene il “gatto”! “Il gatto” occupa molto spazio fisico, nel senso che è un  “gattone”, ma il suo armadio è sempre vuoto, perché tanto tutta la roba o è in lavatrice o sparsa per casa, visto che per il mio “gatto” il cesto della roba sporca è qualunque spazio della casa, preferibilmente in terra…
Va beh a parte questo, di armadi ce n’è e pure tanti, tutti assolutamente pieni. Purtroppo però la cucina, con mio grande dispiacere è piccola, e quindi, anche se possiede armadietti di primo e secondo livello (si sviluppa in altezza per circa tre metri), non c’è posto per nulla...sigh!
Però io non resisto, quando passo davanti a un negozio di casalinghi, non resisto… Resisto davanti alle scarpe, che tanto mi fan sempre male, resisto davanti ai vestiti, che tanto devo dimagrire prima di subire l’onta della taglia in più, ma davanti ai casalinghi perdo ogni ritegno… Se poi il negozio di cui trattasi ha cartelli formato murales con scritto sconti… “muoro”. Mi proibisco mentalmente di usare bancomat e carta di credito, ma entro! E sicuramente trovo qualcosa che devo assolutissimamente avere, che addirittura mi serve…..(come sono brava a raccontarmi bugie…) e compro! Così torno a casa felice con la mia caccavella nuova, la occulto al “gatto” che sia mai che mi ricordi che vuole che compri la televisione nuova o qualche altro ammennicolo elettronico…
Resta poi il problema, dove la metto? Perché nella suddetta cucina, c’è un solo armadietto per pentole e caccavelle: quegli armadietti bastardissimi-ad-angolo-dove-per-cercare-qualcosa-devi-buttarti-dentro! Quindi, che fare, come districarsi nel ginepraio della sistemazione della caccavella?
Ce l’ho fatta, ma qui stiamo facendo notte e quindi ve lo racconto nella prossima puntata! Ahahah…
Però già che ci sono vi lascio il frutto della mia ultima caccavella …




Focaccia dolce alle fragole e menta

Per la pasta:

250 gr di farina
50 gr di zucchero
1 cucchiaino da caffè di lievito secco

per la composta:

500 gr di fragole
15 foglie di menta
2 cucchiai di zucchero



Sciogliere il lievito secco i 100 cc di acqua tiepida. Miscelare farina e zucchero, aggiungere l’acqua con il lievito e impastare. L’acqua non sarà abbastanza, dipende dall’assorbimento della farina; regolatevi aggiungendo acqua poco alla volta, abbastanza per ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso. Impastare per almeno 10 minuti e poi porre a lievitare in una terrina coperta da pellicola in un luogo tiepido fino al raddoppio. Io di solito metto l’impasto per almeno 2 ore, coperto, nel forno con la lucina accesa.

Nel frattempo preparare la farcia. Lavare le fragole e le foglie di menta Tagliare a pezzetti le fragole e a coltello la menta. Mettere il tutto in una padella larga, spolverando con lo zucchero. Porre sul fuoco, continuando a girare fino a che non si sia formata una specie di marmellata (circa 7-8 minuti). Togliere dal fuoco e fare raffreddare.

Passato il tempo, prendere la pasta e, senza rilavorarla, dividerla in due. Ungete di olio uno stampo 20X20.Tirate due sfoglia abbastanza grande per coprire lo stampo, una un po’ più grande dell’altra. Ricoprire con una sfoglia lo stampo, in modo che ai lati ne resti un bordo. Versare la composta di fragole e coprire con l’altra sfoglia, avendo cura di sigillare bene i bordi. Coprite lo stampo con pellicola e mettetelo a lievitare per altre due ore (io in frigo tutta la notte). prima di infornare, spolverare la sommità con un paio di cucchiai di zucchero di canna. Infornate a 180° per circa mezz’ora. La prima si è un pochino scurita… ma la seconda è venuta perfetta!




mercoledì 10 aprile 2013

Torta golosa!





Questo post è per FrancescaAria e per il suo giveaway. Non che fosse necessario scrivere un post, ma mi piaceva pubblicare la meravigliosa torta golosa che ho copiato pari pari da lei. Non mi ha colpito solo la torta, che è assolutamente golosa e buonissima (anche se un cicinin calorica), mi ha colpito il post, una sorta di ricordo sofferto di come è stata travagliata la sua adolescenza e dei suoi nonni.
Mi immagino questi nonni increduli, ma determinati ad andare avanti, mi immagino quest’adolescente ribelle che voleva tutto e il contrario di tutto, mi immagino la fatica di Francesca nell’andare avanti e il senso di smarrimento…
Immagino, ma non so e non saprò mai…Sono fermamente convinta che fino a che non ci si passa non si può sapere cosa vuol dire, solo immaginare, ma i dolori forti sono così potenti, invasivi e diversi che non si potrà mai capire a fondo senza passarci in mezzo.
Il bello di questa tristissima storia è che ha un lieto fine, speranza per tutti gli adolescenti che soffrono e speranza di nonni increduli e spaventati. L’arcobaleno è arrivato ed è davvero un arcobaleno di mille colori: ha i colori dell’amore, di quell’amore che cambia e cresce ogni giorno, il colore della tenerezza e del sorriso, sorriso disarmante e disinteressato di un bambino…anzi di due meravigliosi bambini. L’amore di una mamma che si nutre gli occhi e il cuore solo guardando i suoi cuccioli e che non sa come ha fatto a mettere al mondo due simili meraviglie. Su questo invece potrei scrivere interi libri, perché so cos’è l’amore di una mamma!
So che riempie la vita e il cuore, so che è  puro, disinteressato e infinito e non può che crescere con il passare del tempo. So che niente può cancellarlo o diminuirlo, anche se potrebbe sembrare…
Va’ beh divento melensa, vi racconto questa torta buonissima di Aria, dolce, golosa e piena di amore. Anch’io la dedico con amore…


Torta golosa (presa da qui)

Io non ho cambiato una virgola, era perfetta così!

per la torta:
farina bianca 00: 150 gr
zucchero semolato fine: 200 gr
cacao amaro: 40 gr
burro: 100 gr
uova: 2
latte: 125 ml
vanillina: 1 bustina (per me estartto di vaniglia)
lievito vanigliato: 2 cucchiaini


per la farcitura:
cioccolato fondente: 200 gr
mascarpone: 200 gr
panna da montare: 200 ml



Tirate fuori il burro e le uova dal frigo con un po' di anticipo. Accendete il forno a 170° e imburrate uno stampo rotondo da 22 cm di diametro.
Mettete in una ciotola burro, zucchero e vanillina, e lavorate con le fruste elettriche finché non vi appare una crema soffice; a me ci son voluti 10 minuti.

Aggiungete le uova, una alla volta: non aggiungete il secondo finché il primo non si è perfettamente amalgamato al composto. Mescolate in una ciotola a parte la farina, il cacao e il lievito: setacciateli poco alla volta direttamente nella ciotola con il mix di burro e zucchero, alternandoli al latte quando vedete che il composto si ispessisce troppo. Rovesciatelo nello stampo, livellatelo con la spatola e infornate per 35-40 minuti. Fate raffreddare la torta su una griglia prima di farcirla. Montate la panna e il mascarpone (tranne un paio di cucchiai che vi serviranno per la copertura di cioccolato), e utilizzate questa crema per farcire la torta, con il sac a poche e una bocchetta a stella chiusa. Fate fondere il cioccolato a bagnomaria, stemperateci i due cucchiai di mascarpone che avevate tenuto da parte e rovesciatelo sulla torta, facendo attenzione perchè si solidifica molto in fretta.

domenica 7 aprile 2013

Momenti rubati e una semplice torta salata



Nuvole grigie, ancora! No, aspetta, il sole si fa spazio e in poco tempo il cielo si trasforma da grigio ad azzurro. L’aria si fa tiepida, forse ce la facciamo, sì! La strada si snoda fra le risaie, un albero a segnare un campo, colori che vanno dalla terra, al verde chiaro, al cielo. Nessuno, solo noi e tanta natura. Finalmente, arriviamo insieme al nostro alberello, promessa di fiori rosa, di futuri frutti sugosi con il colore del sole. Suggello di un’amicizia nata per caso, ma in terra buona, che fiorisce e non ha bisogno di proclami. Ci accoglie un gran sorriso, un caldo abbraccio, due cani festosi e tanti gattini un po’ timidi…
Dietro, discreta, c’è una grande casa di campagna, una cascina tra le risaie, che racconta storie antiche di mondine e di duro lavoro della terra. Una mano sapiente l’ha ristrutturata, lasciando intatti i ricordi. Fughe di stanze che si aprono l’una sull’altra, piastrelle recuperate, vecchi abbeveratoi trasformati in lavandini moderni, travi del soffitto a vista, porte antiche. Sapiente arredo che ha tutto della semplicità e del calore, sempice e antica bellezza. E poi noi, chiacchiere, tante chiacchere, di chi non si vede spesso e ha voglia e bisogno di parlar di tutto e di niente. Passioni comuni si intrecciano ad altre parole, una tazza di tè una fetta di torta, tanta pace e semplicità. La pappa ai mici, tanti mici, due foto, sane risate! Il tempo vola ed è già l’ora di andar via, di riperdersi tra le risaie e di immergersi di nuovo nella vita di tutti i giorni, ritemprati però da questo momento fuori dal tempo… le ombre si allungano ed eccoci qui a casa, in mezzo agli affetti e ai lavori di ogni week end.
Ci resta una promessa, lo rifaremo, presto o tardi ci prenderemo ancora altri momenti, e lo sappiamo, sarà ancora festa!



Torta salata spinaci e ricotta

Lo so che la torta salata non prevede l’uso della pasta sfoglia, ma in casa c’è qualcuno che la ama molto. La vera pasta sfoglia l’ho fatta poche volte, ma questa (che trovate qui) l’ho ormai adottata perché semplice e un pochino più sana.

Per la pasta sfoglia:
100 gr di ricotta
100 gr di farina
65 gr di burro
Il procedimento è spiegato qui

Per il ripieno
500 gr di spinaci freschi
250 gr di ricotta
3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
1 uovo
Sale pepe noce moscata




Cuocere gli spinaci in poca acqua; lasciarli raffreddare. Passarli al mixer, unire la ricotta, l’uovo, il parmigiano, amalgamando bene il tutto, regolare di sale e pepe, aggiungere una grattata di noce moscata.
Tirare la pasta e foderare una teglia da crostata (io 20X20), unta d’olio. Versare il ripieno e decorare con strisce di pasta. Passare una spennellata di latte sulla pasta, infornare a 180° per 40/45 minuti.
Semplice, ma appetitosa!

lunedì 1 aprile 2013

Dissertazioni su questo blog e la mia torta preferita





Questa è la torta che in assoluto preferisco, un po’ perché è veramente buonissima, ma soprattutto perchè è quella che ha fatto nascere la mia passione per la cucina. Non è mia, è di Menù Turistico, tanto per cambiare, ma come molti sanno, sono legata a Daniela da un’amicizia che va ben oltre MT; “Sorrisi e segreti” è figlio di Menù Turistico, anzi è figlio dell’MT Challenge. E’ però mio, molto mio, tanto che ne ho fatto una sorta di diario on –line, che possono leggere tutti, o quasi tutti, e racconta di me, di una passione nata per caso e cresciuta in pochissimo tempo. Una passione che sa di amore e di cura, perché credo che non ci sia modo migliore per dimostrare amore, che cucinare qualcosa con il cuore per le persone che ami. Il blog è il trait-d’union tra la passione ai fornelli e la voglia di condividere con altri. Non insegna, ci mancherebbe, racconta. Raccontare, nel vero e proprio stile del racconto, che non chiede condivisioni o commenti, cifre o visite, semplicemente dice, parla. Parla di me, nel modo che amo di più.
Il mondo di oggi, e la “blog sfera” segue a ruota, vuole apparire, vuole mostrare, vuole urlare le proprie opinioni, vuole imporsi. Una cosa, un pensiero acquista valore, se è urlato, perché si fa sentire da molti. In qualche caso è quasi come l’affermazione del sé, dell’io, se mi sentono in tanti esisto, sono qualcuno, se in tanti mi apprezzano, valgo.
No, il mio pensiero va al contrario, io valgo a prescindere, se ho voglia comunico. Con questo non voglio dire che sono perfetta, ci mancherebbe, non è mai stato il pensiero su di me, sono una persona normale, con pregi e difetti, assolutamente intrisa di fragilissima umanità.



Tanti sanno fare belle cose, raccontandole con foto meravigliose, io no, non solo perché non mi piace fotografare , ma perché non è quello che voglio comunicare. Non è in discussione qui se valgo o meno, se so cucinare male o bene, ma è in discussione quello che io ho voglia di raccontare, perché innanzitutto scrivo per me, poi per altri. Mi è sempre piaciuto scrivere, e tanti periodi della mia vita sono stati al centro di pensieri scritti. Scrivere aiuta a riflettere, è memoria, che rimane vivida perché la puoi rileggere, magari in periodi lontani, rivivendo emozioni. Scrivo per raccontare la mia passione, o forse “anche” la mia passione, perché spesso i miei post introduttivi hanno vita a sé. E forse, ora,  hanno anche più vita, perché al momento vivo un periodo assolutamente mio, dove preferisco non parlare, ma tenere le cose dentro di me. Belle o brutte che siano! Per le cose belle è quasi un peccato, perché “la felicità è reale solo quando viene condivisa”. Tra virgolette perché non è pensiero mio, ma racconta una verità assoluta. Per le cose brutte, invece, comincio a pensare che il confronto serva a poco, solo ad ammorbare amici, che, comunque, hanno anche i loro problemi. Certo ci si consiglia e ci si confronta, ma ci sono cose sulle quali c’è poco da confrontarsi, ci sono e punto. Senza nulla togliere all’amicizia, che è uno dei capisaldi della mia esistenza!
Bene ora che vi ho annoiato sul perché di questo blog, vi racconto finalmente la ricetta del cuore, di questa bellissima torta di primavera, bianca e rossa, e anche qui le citazioni si sprecherebbero!



Torta di primavera

(tratta da Menù Turistico) qui con alcune rielaborazioni

Per la pasta biscuit  (qui)
4 uova
120 gr di farina
140 gr di zucchero
40 burro

Per la Crema di yogurt:
200 ml panna
500 gr di yogurt bianco zuccherato
8 gr di colla di pesce (io preferisco abbondare che rischiare lo spatacio!)
3 o 4 cucchiai di latte

Per la Gelatina di fragole:
500 gr di fragole lavate e pulite
60 gr di zucchero
Il succo di un arancia
10 gr di colla di pesce




Per la pasta biscuit: Mettere in un pentolino un po’ d’acqua e portare a bollore;  montare le uova con lo zucchero;  quando cominciano a gonfiarsi, trasferire la ciotola sopra il pentolino, come a bagnomaria, e continuare a montare fino a che il composto non aumenta di tre volte. Tirare via la ciotola dal pentolino e incorporare la farina setacciata, con una spatola, poco alla volta, mescolando dal basso verso l’alto. Per ultimo, incorporare il burro fuso (io non lo metto mai). Portare il forno a 200°, ricoprire di carta da forno una teglia per biscotti, versare il composto e livellarlo bene. Infornare e cuocere per 5 minuti fino a che non è ben dorato. Appena uscito dal forno, capovolgerlo su un canovaccio ben pulito. Togliere delicatamente la carta forno, se mai bagnando leggermente la carta con una spugnetta.
Prendere il piatto da portata e ricoprirlo con un foglio di carta da forno, in modo che sbordi di circa 5 cm da due lati opposti. Tagliare a metà questo foglio e  disporlo nuovamente sul piatto, leggermente sovrapposto. Serve a evitare che di sporchi il piatto. Con un anello da pasticceria, ritagliate un cerchio da 24 (io uso il bordo di una teglia da 24 apribile). Ve ne avanzerà parecchio.
Ricoprire il bordo della teglia con pellicola per alimenti, posizionarlo sul piatto, sul quale avrete messo il disco di pasta biscuit. Spennellare il disco con succo d’arancia.

Per la crema di yogurt: mettere a mollo in acqua fredda i fogli di colla di pesce. Dopo 10 minuti, portare a ebollizione 3-4 cucchiai di latte, togliere dal fuoco. Strizzare bene la colla di pesce e farla sciogliere bene nel pentolino. Far raffreddare. Montare la panna e unire lo yogurt, mescolando dal basso verso l’alto con una spatola. Mettere due cucchiai di crema nel pentolino dove avete sciolto la colla di pesce, ormai fredda, mescolando bene. Serve a evitare che la colla di pesce, a contatto con un composto più freddo, solidifichi. Versare la colla di pesce amalgamata nel composto principale, girando bene. Versare la crema nell’anello posizionato sul piatto, sopra il disco di pasta biscuit. Riporre in frigo per almeno due ore.

Gelatina di fragole: trascorso il tempo, mettere a mollo in acqua fredda la colla di pesce residua. Dopo 10 minuti, scaldare in un pentolino due o 3 cucchiai di succo d’arancia. Quando sarà ben caldo, togliere dal fuoco e unire la gelatina ben strizzata, mescolando fino a che sarà ben sciolta. Pulire le fragole, farle a pezzi e metterle nel mixer, frullandole insieme a 60 gr di zucchero e la restante parte del succo d’arancia. Filtrare attraverso un colino in modo da eliminare tutti i semini. Prendere due cucchiai di purea e porli nel pentolino della colla di pesce, come descritto sopra. Unire il composto con la colla di pesce alla purea di fragole. Versare sulla torta, avendo cura di controllare prima se la crema di yogurt si è solidificata. A questo punto, riporre in frigo per 3-4 ore (io tutta la notte).

Al momento di servire, aprire con molta delicatezza il cerchio e sfilare i due pezzi di carta da forno alla base del dolce.



NOTE: 
1. Ho riportato la dose intera della pasta biscuit, ma ho verificato che per una taglia da 24 ne basta la metà.
2. Quella che vedete nelle foto è una dose dimezzata, fatta con un cerchio da 20 cm

venerdì 29 marzo 2013

Il lamento della mancata pasticcera...:)




Tutti quelli che mi conoscono sanno che amo i dolci; amo farli e anche mangiarli, ma più farli! Però, perchè c'è sempre un però, in casa sono tuuuutti a dieta, sempre, e se comunque devono sgarrare, lo fanno con cose salate (perchèèèèè?????); sono a dieta perfino ragazzi e ragazze! E io come faccio a far dolci: no, perchè se li mangio tutti da sola mi ricoverano!
Ed ecco come mi aiutano gli amici, alla domanda - posso portare/fare un dolce? - Riconoscetevi tutti pliss...

1. No, no grazie ho già tanti dolci in casa...

2. No, no, sono a dieta, che poi-lo-so-che-se-fai-un-dolce-mi-dà-dipendenza!

3. No, grazie, ho fatto un fioretto (la donna più buona del mondo, passa da un fioretto all'altro)

4. No grazie, lo sai che non amo i dolci...(sgrunt...)

5. Ci sarà mica dentro il burro, eh! Cosa? Olio o burro fa uguale! Fa male!

6. No, grazie, è come veleno!

7. No, alla mia età si mangiano solo cose sane!

8. Il fanciullo di casa, a volte partecipa a cene in condivisione, dove il cibo da portare viene diviso a seconda dell'età: una volta, ma dico una che mi toccasse il dolce, mai!

Così resto frustrata nella mia voglia di cucina dolce, uffa!
Perfino in ufficio sono a dieta, va beh che ci son tante donne...però!
Per mero scrupolo vi dirò, prima che vi vengano strane idee, che i miei dolci son buoni! Magari non son tanto belli, ma buoni sì!
Che poi vedo foodblogger sfornare dolci in quantità industriali e mi chiedo, ma chi li mangia? Avranno tutte famiglie formato super? Che se le vedi in foto sembra che vivano d'aria e d'amore!
Hanno tutte un freezer a pozzo? Perchè anche così il problema non si risolve, si sposta solo in là nel tempo!
Fanno, come mi disse una cara amica, un 1/16 della ricetta? Non sempre si può...


Oggi, per fortuna, una cara amica mi ha detto che avrebbe accettato una torta e così mi son fatta un regalo! Però presa dal vortice dell'entusiasmo ho dimenticato che la pasta sfoglia (quella di Cucchiaio e Pentolone, qui) andava bucherellata e quindi è venuta un po' stortignaccola, pazienza!

Torta bruttina: sì è vero non è bellissima, però è buonissima, quindi la pubblico! :)


La "mia" Diplomatica

(presa teoricamente da "Sale e Pepe" di non so quale anno, non lo trovo più! Diciamo con libera interpretazione)

per la Pasta Sfoglia (che non è pasta sfoglia, ma finta pasta sfoglia! presa da qui )

150 gr di farina 00
150 gr di ricotta
100 gr di burro


per il Pan di Spagna (so che viene da un blog, ma non ho idea quale, perchè si perde nella notte dei tempi)

(tortiera da 24 cm)
5 uova
150 gr di zucchero
75 gr di farina
75 gr di Fecola di patate
un pizzico di sale

per la crema "Chantilly" (sempre a mia interpretazione, non so se sia corretta o meno)

4 tuorli
100 gr di zucchero
50 gr di farina
500 ml di latte
1 foglio di colla di pesce da 5 gr.
1 bacca di vaniglia
250 gr. di panna fresca

per la bagna:
un bicchiere d'acqua
2 cucchiai di zucchero
un bicchierino di rum (si può omettere, ma ci sta bene)


Per il Pan di Spagna: montare le uova, meglio se a temperatura ambiente, con lo zucchero con la frusta elettrica fino a che non "scrivono", circa un 10 minuti. Aggiungere la farina e la fecola setacciate insieme, poco alla volta, mescolando piano con una spatola dal basso verso l'alto, per non smontare il composto. Imburrare e infarinare bene una tortiera da 24 cm. Versare il composto e infornare a 180°, per circa una mezz'ora (vale la prova stecchino). Si può preparare il giorno prima, anzi meglio!

Per la finta sfoglia: mescolare il burro fatto a dadini, la ricotta e farina con la punta delle dita, fino a che non sono amalgamati. Mettere in frigo una mezz'ora. Togliere l'impasto dal frigo e stenderlo su un piano infarinato formando un rettangolo, ripiegarlo a tre come fareste per la classica sfoglia, girare di 90° e ripetere per altre due volte. A fine operazione, stendete bene con il mattarello e ritagliate due cerchi da 24 cm circa. (ve ne avanzerà, io l'ho surgelata). Bucherellare bene la pasta con i rebbi una forchetta e cospargetela di zucchero al velo. Infornate a 200° fino a che non sarà dorata; lasciare raffreddare.




Per la Crema: Mettere a mollo il foglio di gelatina in acqua fredda. Scaldare il latte in un pentolino con la bacca di vaniglia raschiata. Lasciare in infusione mezz'ora, filtrare. Sbattere i tuorli con lo zucchero fino a che non saranno bianchi e spumosi, aggiungere la farina setacciata sempre sbattendo, però a bassa velocità. Scaldare nuovamente il latte e aggiungerlo al composto a filo. Mettere in un pentolino e far cuocere a fuoco basso fino a che la crema non si addensa, mescolando sempre. Ci vorranno circa 5 minuti. Togliete dal fuoco   e unite il foglio di gelatina ben strizzato, mescolando velocemente. Lasciare raffreddare con una pellicola a contatto, in modo che non si formi la pellicina.
Quando la crema si sarà raffreddata, montare la panna. Amalgamare panna e crema, piano piano per non smontare la panna.

Per la "bagna" : fate bollire in un pentolino, acqua e zucchero, fino a che lo zucchero non sarà completamente sciolto.
Spegnete e aggiungete il rum.

Montaggio del dolce:
Ponete un disco di pasta sfoglia sul piatto di portata, cospargetelo di crema, circa metà. Tagliate un disco dal pan di spagna spesso circa un dito. Bagnatelo con uno sciroppo aromatizzato con il rum. Versate l'altra metà della crema. Chiudete con l'altro disco di sfoglia. Spolverate con zucchero al velo.


domenica 24 marzo 2013

La fideuà lombarda del vagabondo





“Io vagabondo che son io…vagabondo che non sono altro…. “ Con questo motivetto in testa, antesignano dei futuri “Nomadi”, lasciavo il mio paesello, alle cinque di una brumosa mattina di novembre. Lì le mie certezze, i campi, il lavoro e la mia Maria, là il sogno da quand’ero bambino, il mare. Non avevo mai lasciato la mia Milano, ma quel poco di istruzione ricevuta, che si sa che i contadini mica studiano, mi aveva messo nel cuore quella voglia di mare, di avventure, di viaggi e di pirati. E così, scappato di casa, con i miei vecchi stracci e quella zucca, pegno d’amore della Maria, mi dirigevo verso Genova. Lì avrei cercato posto su una nave e via verso nuove e meravigliose avventure…
Son passati quattro lunghi mesi da allora, Genova l’ho raggiunta e ho anche trovato posto su una nave. Dopo mesi di fatica e mal di mare, temprato dal freddo e bruciato dal sole, ho guadagnato la lusinghiera carica di mozzo!
Ho anche messo a segno un altro colpaccio: sono diventato pupillo del cuoco di bordo, che qui chiamano in un modo strano: “cambu….cambuqualcosa”, che la cucina si chiama cambusa! Così la mia gavetta è sempre più piena delle altre, anche se, devo confessarlo, a me il pesce PROPRIO NON PIACE! Beh, quando si ha fame si mangia tutto, ma quella bella polentina della mamma con il profumo si salsiccia, quella della domenica, quella l’è n’altra roba! Solo che, disdetta tremenda disdetta, il cuoco, no, il cambucoso, è stato colpito dal morbo di Montezuma! (che cosa sia non lo so, ma l’effetto è devastante!).
Il capitano, spagnolo che più spagnolo non si può, anche un cicinin antipatico a dirla intera, m’ha preso e il m’ha dit – Franco, ghe penset ti neh? – ah ah non così, l’ha detto nella lingua sua, che l’è come questa, ma con la “s” in fondo a ogni parola! E ha pure aggiunto: voglio la Fideua! Uh mamma, sa l’è stu rub chi? Nel porto, m’ha poi mandato a far provviste, ma che cosa compro???  
Poi l’ho vista, lì tonda, bella, con i colori di “casa” la zucca, la zucca uguale a quella della mia Maria, il mio pegno d’amore! Da dove arrivasse non so, ma sapeva di casa! Ho chiesto in giro come si fa la Fideuà, che l’ho mangiata neh, ma farla l’è n’altra roba! Così ho deciso, stavolta niente pesce! Ho comprato tutto quello che ricordava casa, ho anche speso un patrimonio! Patate, zucca, suchet, e le erbe, le erbe che la Maria coltiva nell’orto, la mia Maria! Perfino il formaggio, poco neh, che somigliava tanto al grana, quello che ho assaggiato alla prima Comunione!
Ho cucinato ed è venuta una roba da leccarsi i baffi che il capitano l’ha mangiata due volte, anche se all’inizio aveva storto il naso! Però io ho deciso: cucinando la roba di casa, m’è venuta la malinconia…. Io al prossimo giro sbarco e torno dalla mia Maria! Mariaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!




Per il brodo di verdura
1 cipolla
3 carote
1 gamba di sedano
2 zucchine
1 l di acqua
Alloro

Per la Fideuà:
1 spicchio di aglio
400 gr di zucca (già sbucciata)
2 patate novelle (medie)
300 gr di zucchine
150 grammi di spaghetti spezzettati
Olio evo
Salvia, rosmarino, sale, pepe
Una bustina di zafferano

Per la salsa:
50 gr di parmigiano
50 gr di olio evo
20 gr di basilico fresco
2 cucchiai di mandorle
Un pizzico di sale



Per il brodo: immergere in un litro d’acqua le verdure e l’alloro, portare a bollore, salare fare cuocere per almeno un’ora e mezzo, filtrare.
Per la fideuà. Lavare bene la zucca e metterla in forno per una mezz’ora a 200°, in una pirofila con un filo d’olio e un rametto di rosmarino. Decorticarla e tagliarla a cubetti. Pelare le patate e tagliare anch’esse a cubetti. In una padella larga, scaldare due cucchiai di olio Evo con due o tre rametti di rosmarino e di salvia e uno spicchio di aglio. Far soffriggere bene patate e zucca, salare, cospargere con un’abbondante spolverata di pepe, aggiungere ½ mestolo di brodo e far stufare per una ventina di minuti. Intanto lavare le zucchine e farle a cubetti. Spezzettare gli spaghetti. Scolare le patate e la zucca, con la schiumarola, quando saranno abbastanza morbide (devono cuocere ancora un dieci minuti) e metterle in un piatto al caldo; togliere il rosmarino e l’aglio. Nel fondo di cottura, a fuoco moderato, far tostare gli spaghetti spezzettati; dopo un minuto, scolarli con la schiumarola e metterli da parte; soffriggere le zucchine a fuoco vivo, salare e coprire. Non dovrebbe essere necessario aggiungere brodo. Quando saranno ancora un po’ indietro, mettere nella pentola anche le patate e la zucca. Far rosolare insieme per un paio di minuti e aggiungere gli spaghetti. In una tazzina, sciogliere lo zafferano con il brodo e aggiungere agli spaghetti. Continuare a aggiungere poco brodo alla volta, mescolando bene fino a cottura. Regolare di pepe (io tanto!).
Per la salsa: Lavare e asciugare il basilico. Frullare insieme al parmigiano e le mandorle, aggiungendo l’olio a filo. Ci sarebbe voluto il mortaio, ma non ce l’ho.
Servire la fideuà ben calda, accompagnandola con la salsa.


 con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di marzo!